POLIFEMO.
io mi sento escluso, mi dicono.
la democrazia è censura?
-la democrazia è anche censura, certo.
POLIFEMO.
perchè?
-per tutelare la democrazia.
POLIFEMO.
voi cosa state facendo?
-stiamo facendo girare i cerchi. (è la piazza globale). e senza più porfido in terra, e senza più prati, perchè hanno asfaltato proprio tutto tutto. noi però stiamo facendo girare i cerchi.
tu sai perchè.
POLIFEMO.
perchè sono rotondi, fini. è difficile. perchè è divertente, immagino... ecco perchè.
-no, non c'entra.
è perchè siamo tutti in discesa.-
PARAGRAFODIFECIOVVEROCOSEINCUICREDO
(a lato)
1) "democrazia cristiana" non è un partito, è un ossimoro.
2) il relativismo culturale (invece) è un fatto, non un'opinione.
12.05.2007
polifemo e la papirologia
12.02.2007
TFF torino film festival
(conferenza con wim wenders).
non ho mai visto tanta gente
con gli occhiali da sole.
11.25.2007
dioscuri nella città del natale
1.la lepre
tornavamo a casa stanchi, guidati dalle stelle intermittenti stilizzate tirate tra i balconi dei negozi. c’era freddo e c’era natale. c'era rosso fuoco, proiettato sul cielo nero delle due.
le parole sulla fine degli esami e sul vuoto che si crea poi.
un’analisi distaccata del periodo pre- natalizio:
babbonatale è un ispano-marocchino.
nanna, cuscini alti e bassi.
e le cose che si devono fare sempre.
una lepre se ne stava sul ciglio della carreggiata a fissare noi, la nostra macchina veloce circondata da fate minorenni conciate a festa, bacche e pellicce bianche. la nostra macchina, portata a spalle da quattro commercialisti in costume, accelerò dopo la curva. e poi la lepre. ci guardava con occhi neri fissi e sporgevano (gli occhi di chi si è perso seguendo le stelle). poi stop.
ci sfrecciò davanti e rimase sotto la ruota anteriore destra della opel di B. gli occhi neri e fissi sulle luci intermittenti sotto il tetto di un ipermercato di nani da giardino.
2.il vecchio e il cane
camminavamo lungo il marciapiede. tre persone.
parlavamo e ridevamo e fingevamo di sembrare arroganti per evitare di lasciare intuire la nostra arroganza (contratto sociale).
il cielo era limpido e riscaldava le nostre felpe di lana.
avevamo il pranzo tra le mani che scottava nei sacchetti. Ma noi. noi non riuscivamo a spogliarci e non c’erano più panchine, non c’era più vita.
non c’era più niente intorno.
la guerra rosicchiava tutto senza versare una goccia di sangue. noi passammo accanto ad un bar chiuso, e ad un altro. e poi.
non smettemmo di ridere per ore. e poi?
poi vidi in lontananza un uomo anziano, con un cane.
camminavano entrambi lentamente, sul marciapiede rotto dall'aeronautica. l’uomo zoppicava, rotondo. indossava un cappello grigio e sporco di vernice bianca. il cane era un pastore tedesco grosso e vecchio, e trascinava le zampe posteriori dondolando il culo basso e peloso da sinistra a destra su e giù.
realizzai. e il freddo entrò nelle ossa.
stavano andando a morire
insieme.
li superammo, e smisi di ridere
11.18.2007
croci
paola perego. truccata. detta p.p. in lacrime. sulla poltroncina bianca spugnosa.
della rete privata nazionale più bella di tutte quante le più belle reti nazionali.
è in piedi sul fondo e guarda giù nel buco. un lombrico giallo sieropositivo si sta infilando sotto il suo completo nero griffato.
(non si tratta di finzione, di sincerità. non si tratta di palinsesti, gore, opinionisti inutili con la frangetta. non si tratta del logo,
no global, non si tratta dei mattoni sulle teste, mattoni sulle vetrine di armani d&g versace vivienne westwood, la letteratura mondiale di oggi, di sempre. tutto passa veloce e fischia e poi non si sente più fischiare e tutto è sotto i piedi di tutti. musica e film cotti nel forno con la nostra testa croccante ancora congelata "stai andando troppo forte con la tua honda, jack?".
competenza e incompetenza non importa. non importa se sappiamo chi spara, chi ti taglierà il cazzo con le forbici
chi arresterà tuo figlio morto in chiesa?
non importa del pd pc msi (u)dc casa delle libertà condizionate liberisti squadrati portamerda. il mio cattivo gusto fotocopiato quando odio. odio. odio. non importa
la pubblicità dei tuoi bulbi oculari)
ciò che conta è la grandezza. e non si tratta di dio.
ciò che conta è l'arredamento del fondo globale- pizzi e mobilia.
poi cosa?
contano le nostre carcasse.
"contiamo le nostre carcasse"
siamo tutti minuscoli
sfocati
e pieni d'odio.
10.27.2007
dischi 2007 nella calza (parziale)
1.molto favolosi.
misha. "teardrop sweetheart" tomlab pop elettro lo-fi
!!! "myth takes" warp funk - punk
devendra banhart. "smokey rolls down thunder canyon" XL hip folk + classic rock
deerhoof. "friend opportunity" tomlab no wave pop
von sudenfed. "tromatic reflexxions" domino elettronica
animal collective. "strawberry jam" domino hip folk exp
beirut. "the flying club cup" 4ad folk
akron/family. "love is simple" young god psycho hip folk
2.molto molto carini.
bat for lashes. "fur and gold" EMI? echo? parlophone? elettro folk
architecture in helsinki. "places like this" coop (V2) elettro grease pop
modest mouse. "we were dead before the ship even sank" epic rock pop
liars. "s/t stumm 287" mute new no wave
tunng. "good arrows" full time hobby folk pop giocattoloso
cocorosie. "the adventures of ghosthorse and stillborn" touch & go no folk no pop (hip? hop?)
shins. "wincing the night away" sub pop pop
josh rouse + paz suay. "she's spanish, I'm american" bedroom classic too pop
lcd soundsystem. "sound of silver" EMI elettro funk rock
iron & wine. "the shepher's dog" sub pop folk pop
clap your hands say yeah. "some loud thunder" wichita garage neo wave
incompleto causa
wilco?
radiohead?
of montreal?
stars?
altre cose altre?
mi diverto ad inventare le etichette.
10.21.2007
prima di chiudere gli occhi, dopo averli aperti
1.
Ho dato da fare questo a edo. Stasera ci siamo visti e gli ho chiesto di scriverlo. Non perché lui sia bravo, ma perché bisogna ricordarlo. Come quelli che scrivono i loro sogni su un quaderno pieno nascosto sotto il materasso, sotto il cuscino, sotto la luce della vita di oggi, di domani.
Resta tutto impresso sui fogli. Anche quello che dimentichiamo nelle ore, negli anni, rimane impigliato tra le righe dei quaderni, nella carne delle fotografie. Tutte le fotografie.
Polaroid
Nel computer
Sfocate
Attaccate al muro
Nel portafoglio
Nell’album con su disegnato paperino
E ci ricordiamo nel nostro desiderio morboso di ricordare, tutte le cose belle e orribili e insignificanti. Cose da raccontare e da raccontarsi,
ora e ancora per sempre. (un occhio sui tatuaggi).
Il desiderio di catturare gli odori ormai spruzzati via da altri odori che poi un grosso deodorante Intesa disperderà e renderà lontanissimi e irraggiungibili. Il desiderio mio tuo suo. E la paura di dimenticare ogni piccola cosa. La paura soffocata dai nostri racconti, che poi ritorna per farci ombra.
“le imprese sono troppo impegnative”
“non si vive rincorrendo le imprese”
“si vive raccontando il superfluo, l’insignificante”
“ci inventiamo sempre un sacco di cose buone, giuste”
(già).
Il superfluo delle nostre vite è lo sfondo vuoto sul quale inventiamo tutte le imprese insignificanti che ci spingeranno poi a ricordare noi stessi attraverso le parole. Ma questo non vuol dire niente, questa frase non vuol dire niente.
(non ci resta che raccontare tutto quanto).
Il racconto nudo se ne sta su per conto suo. Lampeggia.
(Per ricordarci il sollievo di scoprire di non esserci dimenticati ieri).
Regge tutte le botte e i cazzotti della vita. Perde tutti gli incontri ai punti, sempre,
torna a casa coperto di sangue ed ematomi. (intanto tutti dormono).
Un racconto mi ha accarezzato.
Un racconto mi ha strappato le braccia.
Un racconto mi ha abbracciato e fuori faceva un gran freddo.
Perciò vado a dormire. Mi sveglio dopo cinquant’anni. E mi ricordo l’ultima cosa alla quale avevo pensato prima di addormentarmi. (Ero così stanca che ho potuto scegliere).
Ricordo di aver pensato “domani mattina devo ricordarmi quello che sto pensando”.
2.
Ieri ero stanca. Una giornata lunga e faticosa mi spintonava verso il letto ancora freddo e io avevo finito tutto. Mi infilavo sotto tutte e sei le coperte, mentre le palpebre mi cadevano sugli occhi e pensavo che avrei dovuto tenerle su con le dita, per vedere tutto il sonno trasformarsi in cotone, ovatta e poi ancora in sonno.
Non potevo fare a meno di sorridere. Sarei restata rannicchiata in quella posizione
per sempre.
Mi venne da pensare al contenuto dei miei pensieri imbottigliati sotto un tappo a vite colorato molto attraente. Nascosi tutto il barattolo in una tasca del pigiama.
“Posso controllare il sonno” pensai. Non avevo bisogno di rompere o aprire o sbirciare dentro.
“Un giorno o l’altro mi trasferirò su Marte e cambierà tutto quanto, mica il solito... Decido io quando sono fuori da oggi…
E quando sono lì in mezzo le regole cambiano, belli. Qui non è oggi…
Sono fuori dal mondo, proprio a metà tra oggi e domani. Eh, eh.
ma non conosco le regole nuove. Che peccato…
Ma il teatro sarà pur servito a qualcosa, no? Bisogna improvvisare, qua… Posso capire qual è il momento esatto in cui mi addormento. Questo è quello che devo fare…
Sono magica!”
Ero curiosa, ero stanca. “Questo non capita spesso, capita magari una sola volta nella vita”, pensavo. Come l’eclissi totale di sole. Se te la perdi, addio.
Dovevo ricordarmela. Non pensavo ad altro
(...)
“Ce l’ho fatta!”
è stata la prima cosa che ho capito, nel letto caldo di questa mattina. Dopo aver aperto gli occhi.
3.
Siamo seduti in macchina. L mi ha appena detto che l’ultima cosa che ha pensato ieri notte prima di addormentarsi è stata “domani mattina devo ricordarmi l’ultima cosa che penso stanotte”. Ridiamo un po’ e io la guardo con gli occhi sottili coprendomi la bocca col palmo della mano destra. Lei ha gli occhi grandi e sorride, mentre prova a spiegarsi. Poi mi chiede di scriverle un racconto sul suo ricordo pre- sonno e io sono contento, perché credo che mi sia stato appena fatto un complimento. Penso che non ho nessuna idea sul come scrivere una cosa del genere.
“va bene”, rispondo.
10.20.2007
recensione reticente di due romanzi
(...)
quando ho chiuso saltatempo mi è venuta voglia di raccogliere mirtilli more lamponi ananas fichi melograni. e di vedere le cose buone che non ci sono e di leggere tra le righe del bosco qua dietro e del bosco là dietro.
poi
ho finito di leggere glamorama. mi sento usato
